Pasta casalinga

REGINETTE HOME MADE “La mia scommessa più grande!”

Gli ultimi bagliori di luna si sdraiano sulle tegole dei tetti , creano gomitoli di luce avvolgendosi al mio comignolo sbuffante di vita alle 4.30 anti meridiane, scivolano lungo le grondaie , accarezzano i fiori di topinambur sulla strada del lato ovest del letto del fiume…  Luminosa luce in attesa dei raggi di sole. Un nuovo giorno ancora, un nuovo pane!

Già, un nuovo pane. La panificazione mi affascina, credo sia una sorta di compromesso tra noi e il cielo, un connettore di sacralità che oserei definire, cibo degli dei. Perché fare il pane ti riconcilia con il mondo, crea attesa per il tempo che occorre nella lievitazione, crea legami se decidi di regalare la pasta madre, ottimizza il tuo desiderio di riscoperta della condivisione, all’interno del tuo focolare domestico. E con il pane, anche la pasta fatta in casa.

Per darle forma infatti, le mani danzano sulle assi della spianatoia, utilizzando elementi che la creazione offre all’uomo. Lasciar fluire aromi e i sapori gustando la vita! Il cibo è a mio avviso, una questione interiore ecco perché ingeriamo. 

Ci sono mattine poi, che più delle altre lasciano il tempo ripercorrere la memoria e torni indietro, go back …
Ti è utile riavvolgere il nastro, saltellando tra le orse delle stelle, sul piccolo carro della fantasia, nello zenith dell’universo, un attimo di profonda tenerezza che segna per sempre, come un sigillo, ogni tua azione!
Il cielo! Guardarlo piegarsi, in un inchino perfetto nei confronti della luce dell’alba e cliccare lentamente lo spegnersi del luccichio del firmamento. 

Come se ogni galassia fosse un interruttore obbediente al comando della creazione!
E’ l’anima, che regala briciole di sé, lasciando una firma tra l’orizzonte e la terra che calpesterai nel prato del tuo quotidiano. Una scommessa è stata la mia, una scommessa con la vita. Mai avrei creduto di abitare dinanzi ad un fiume ove il fluire dell’acqua, gabbiani che cercano cibo, papere starnazzanti di felicità e buffe nutrie, sono l’unico movimento di vita che i miei occhi possono guardare da quando vivo qui.

Provengo da una famiglia benestante, sono nata, vissuta e cresciuta al centro di Roma, a due passi dal Quirinale; un’educazione austera la mia, tra college house belgi e suore francesi. Storcevo sempre il naso da piccola prima di partire per Bruxelles, ma con mia madre le discussioni servivano a ben poco. Una donna degli anni trenta con un cuore immenso, una generosità magnifica ed una lungimiranza che raramente ho incontrato in altre donne, ma se decideva una cosa, non esistevano ma o se … Due congiunzioni che nel suo vocabolario non esistevano. Ho incontrato mio marito un venerdì pomeriggio di settembre all’università di Roma. Lui, all’epoca frequentava geologia in quella di Firenze ed era venuto per un master sull’archeologia paleocristiana, io patita di latino e lettere classiche andai a seguire un corso sulle iscrizioni latine appunto, dei monumenti della capitale! Per farla breve, alla mensa universitaria ci scambiammo i numeri di telefono e da lì a poco eravamo fidanzati con un unico grosso problema …. : lui abitava in Toscana, io a Roma! Lui un lavoro irrinunciabile con una casa appena acquistata (quella che tutt’ora abitiamo), io un lavoro importante in una società multinazionale di campagne pubblicitarie. E poi lo scoglio, l’enorme, immenso, incommensurabile baratro che sapevo avrei creato in famiglia, non avrebbero mai accettato un ragazzo di campagna, paturnie legate a quella noblesse oblige che ha sempre creato guerra tra me e mia madre. Sposarlo significava anche, lasciare tutto … In quella bilancia avevamo analizzato la cosa per ogni punto cardinale, soppesando tutte le idee possibili e riducendole ad una soltanto: sarei venuta io in Toscana, un salto nel buio che più buio non poteva essere. Arrivò il momento di annunciare la cosa in famiglia, ma tanto sapevo in anticipo come sarebbe andata: diseredata e sola nella navata di Santa Maria in Tempulo sulla passeggiata archeologica dietro le terme di Caracalla. Mia madre non venne, non mi parlò per i successivi tre anni di matrimonio. Per la sua tipologia schematica mentale, avevo commesso un inqualificabile errore, una pazzia che non sarebbe durata: “tanto tra una settimana sei nuovamente qui, te con gli stivali e le mani callose, non ti ci vedo proprio” … mi urlò mentre chiudevo la porta del suo appartamento romano, mentre la smart di Paola (una delle migliori amiche di croce rossa nonché testimone di nozze) alle due di quello strabenedetto diciannove luglio di quindici anni fa, aspettava sotto al porticato dietro il Ministero dei depositi e prestiti per il mio viaggio verso la vita. Non è stato semplice, anzi. Eppure dietro un carattere naturalmente pacifico, ho un certo atteggiamento estremamente caparbio. L’ho ereditato da mia nonna. Io non mi arrendo facilmente. Mi metto sempre in discussione. La prima cosa che notai in questa casa era la stufa a legna e l’odore di antico, quello delle soffitte per intenderci, misto tra lo stantio e un non so che di andato. Ero certa che solo l’umiltà e la volontà avrebbero addestrato il mio essere. E così fu … HO VINTO LA MIA SCOMMESSA PIU’ GRANDE: una vita semplice la mia, quasi banale, lontana dai rumori, un po’ all’indietro, mi sono ritagliata un piccolo pezzo di strada da percorrere in questo mondo, vicina al cuore di questa magnifica creazione in una casa toscana dinanzi un fiume!

Che tu possa avere dei muri per il vento, un tetto per la pioggia,

una tazza di té davanti al fuoco,

farina per fare il pane,

uova per tirare la pasta,

risate per rallegrarti,

quelli che ami accanto e tutto ciò che il tuo cuore desidera.

 

300 gr di farina di semola rimacinata a pietra di grano duro

2 uova

acqua q.b.

un filo di olio

(dosi per due persone)

  

Ho messo la dose per due persone, naturalmente se dovete fare la pasta fresca per più di 2 persone dovete  raddoppiare le dosi, insomma fate attenzione alle proporzioni.

Ho lavorato insieme per prima la farina con le uova e poi ho aggiunto l’acqua man mano fino a quando l’impasto non ha raggiunto una consistenza omogenea e corposa e un piccolo goccio di olio. Poi ho fatto riposare l’impasto per mezzora in frigo.

Trascorso il tempo, ho steso col mattarello l’impasto fino a dargli uno spessore di 4 mm più o meno, ho lavorato e steso l’ impasto tagliato con la rotella a zig zag.

In pochi passi ecco pronte le vostre reginette! Prima di lessarle, creare dei nidi e lasciarle asciugare un’ora! Et voilà!